«Questa non è una scarpa, è una pantofola. Una pantofola d’oro». Arrivò fino ad Ascoli Piceno, John Charles, il leggendario giocatore della Juventus, per provare quegli scarpini di cui tanto aveva sentito parlare. E fu proprio lui, inconsapevolmente, alla fine degli anni 50, a dare il nome a uno dei marchi che oggi è sinonimo di lusso e di qualità a livello internazionale.

Lottatore per passione e calzolaio di professione, Emidio Lazzarini ricevette l’azienda, una piccola bottega ad Ascoli Piceno, da suo padre. Ma l’eccellenza delle sue creazioni artigianali era talmente elevata che quel cognome iniziò a circolare fra gli sportivi, finendo appunto sotto i riflettori. Nasce proprio da lì la storia di successo di Pantofola d’Oro.

Un brand che, da inizio anni 2000, ha vissuto una seconda rinascita. Dopo anni di chiusura è stata infatti ripresa la produzione, continuando con le scarpe da calcio, e creando una linea di scarpe da tutti i giorni, rifacendosi sempre a quei primi modelli artigianali pur rielaborati nella forma e nei materiali. Il tutto rigorosamente made in Italy e “a mano”.

Quella storia di grande artigianato, lunga 130 anni, oggi è in vetrina anche a Manhattan, New York, dove Pantofola d’Oro ha di recente aperto un negozio monomarca che consente addirittura al cliente di personalizzare le scarpe a piacimento. Kim Williams è l’amministratore delegato, colui che sta rilanciando il marchio ascolano in un contesto non certo agevole per il calzaturiero marchigiano.